ANTICHE LINGUE EUROPEE: L’UMBRO ATTESTATO NELLE TAVOLE IGUVINE

§ 5. L’invenzione della tradizione

  5.1. In questa prospettiva perde di importanza il dibattito sull’esistenza o meno dell’archivio arcaico dal quale sarebbero state tratte con maggiore o minore fedeltà le prime Tavole o le ultime Tavole (un liber linteus ad uso interno della confraternita degli addetti alla processione solenne, o un archivio di tavole di bronzo come quelle di Locri). Qui infatti ciò che conta è l’uso politico che di quei testi, riesumati e rimaneggiati, viene fatto in epoca augustea. Focalizzare l’attenzione sull’archivio arcaico rischia di indurre nei traduttori una sorta di presbiopia che impedisce loro, come agli epicurei danteschi, di mettere a fuoco le cose vicine. Queste invece esistono e sono importanti: consistono infatti nel ritrovamento delle Tavole presso il teatro romano (1), nel significativo silenzio, in tutti i passi in cui si fa l’elenco dei nemici, che cala sul nome dei Romani; nelle novità sintattiche, linguistiche, lessicali e ideologiche delle ultime Tavole rispetto alle prime; nella perfetta coerenza tra i testi “nuovi” e l’ideologia augustea; nella “naturale” collocazione dell’operazione di recupero della tradizione all’interno della strategia politico-religiosa di Augusto.
Siano quindi riprese o no da un testo più antico, le novità delle ultime Tavole rispetto alle prime sono giustificate in toto dall’ideologia augustea.

Figura 20: Nel clima politico della restaurazione augustea anche i “populi” di Vetulonia, Vulci e Tarquinia, che appartengono al “nomen” etrusco, vengono celebrati, nonostante abbiano da tempo perduto la loro autonomia. Frammento della base del cosiddetto Caesareum di Caere (Roma, Musei Vaticani).

  5.2. Se l’ipotesi qui avanzata è corretta, i richiami alla identità eugubina, alla tota arcaica, alla vecchia assemblea delle curie ripristinata, all’ideologia del farro, ai prisci mores, sono soltanto strumentali, e servono ai maggiorenti eugubini per giustificare il loro potere. Del resto a Caere la specificità etrusca nella città ormai romana viene celebrata, nello stesso periodo, con l’esaltazione dei populi etrusci [vedi il Caesareum di epoca augustea alla figura 20]; e in ambiente umbro, tre secoli dopo, il “rescritto di Costantino” concede alle popolazioni umbre di celebrare separatamente le loro ricorrenze religiose [figura 21]. Insomma l’autonomia politica non esiste più, ed il richiamo al nomen serve a recuperare una identità locale tutta subalterna al dominio di Roma.

  5.3. Eppure il richiamo alle curie, alla tota, all’assemblea tributaria, al sacrario degli atieřiur, al tributo periodico da versare al sacrario, alla distribuzione di carne ovina e suina che il sacrario deve effettuare secondo quantità stabilite alle curie, danno l’illusione che il tempo storico delle cerimonie rituali sia arcaico e che le cerimonie prescritte nelle Tavole affondino le loro radici nel passato remoto. Non è corretto tuttavia attribuire una reale arcaicità a quei riti e sottostimare i neologismi presenti nelle Tavole, come se costituissero soltanto “modifiche” o “aggiunte” al testo arcaico (2). In un testo stratificato come quello delle Tavole Iguvine i neologismi vanno metodologicamente utilizzati come spie testuali per abbassare la datazione della incisione del testo, perché costituiscono senza dubbio un terminus post quem. Di conseguenza essi contribuiscono a mutare il significato degli arcaismi presenti nel documento: riti arcaici, termini antichi e tradizioni riesumate vanno letti alla luce dell’operazione contemporanea che li recupera e li incide su bronzo.

Figura 21: Il “rescritto di Costantino”, conservato presso il Comune di Spello, autorizza gli umbri, nel IV secolo d.C., a celebrare le loro annuali feste religiose separatamente rispetto agli etruschi. La loro lingua e la loro cultura non esistevano più, ma il richiamo del “nomen” poteva ancora essere utilizzato in chiave di conservazione ideologica.

  5.4 Quell’operazione politica ha una valenza simbolica evidente, nella quale la tota arcaica, il richiamo alla identità eugubina, l’alleanza con Roma, la coesione sociale, sono elementi necessari ad ottenere il favore degli dei (la pax deorum) e costituiscono al tempo stesso i cardini di quella ideologia che permette ai magnati eugubini di esercitare il loro potere presentandosi come i legittimi eredi ed i continuatori della tradizione locale. Fulcro ideologico di questa operazione è la Tavola V, nella quale testo in caratteri umbro-etruschi e testo in caratteri latini coesistono, e dimostrano anche visivamente la continuità della tradizione [vedi figura 18].

  5.5. Per salvaguardare la coesione in una città nella quale – come nel resto d’Italia – le guerre civili e le lotte sociali avevano messo seriamente in crisi gli equilibri interni, lo strumento del restauro della liturgia testimoniato dalle Tavole Iguvine enfatizza la partecipazione corale ai riti di espiazione e di purificazione, chiedendo agli dei protezione e pace per l’esercito, per la rocca e per la città, per il clero e per i nobili, per gli uomini e per le bestie, per i poderi e per le messi, come ripetono monotonamente le Tavole VIa, VIb e VIIa. L’eccesso di prescrizioni e di preghiere non è finalizzato a dare istruzioni sullo svolgimento dei riti, ma serve a marcare i significati non letterali del testo, sottolineando l’importanza della liturgia e il rispetto della tradizione per salvare uomini e bestie, poderi e messi, e ottenere la pax deorum (3).

  5.6. Anche il ceto dirigente di Gubbio ambisce a dare alla propria città l’aspetto di una piccola Roma, adoprandosi per dare inizio ad una serie di opere pubbliche come il teatro, come i templi restaurati, le grotte divine ripristinate, i terrapieni e le nuove strade. La monumentalità della nuova città e la spettacolarità della vecchia liturgia alludono ad un rinnovamento nel solco della tradizione, e costituiscono gli elementi essenziali di quel programma di rifondazione della tota che fa leva sui prisci mores per riproporre e conservare i vecchi equilibri di potere. Le Tavole Iguvine costituiscono probabilmente il documento storico di quel programma ambizioso.



NOTE:
(1) Prosdocimi 1984, 133: “La più autorevole versione del loro ritrovamento” è “nel teatro augusteo”.
(2) Ancillotti 1997, 123.
(3) D’Adamo 2004, 207.

NB:
La figura della home page e le figure 1, 14, 15, 18, 20 e 21 sono tratte da internet.
Le figure 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12 e 13 sono state ricavate da Ancillotti 1997 e parzialmente modificate.
Le figure 16 e 17 sono elaborazioni dell'autore.